Danzaterapia



La Danzaterapia in estrema sintesi:

La rivelazione di sé richiede l'incontro
fra sé e l'altro: chi rivela ha bisogno
di un altro a cui rivelarsi

R.A. Green
La DMT (DanzaMovimentoTerapia) come forma di arteterapia mette al centro del processo terapeutico la creatività della persona, il corpo e la sua autentica capacità espressiva di vissuti e stati interiori.


Per una maggiore crescita e consapevolezza, la creatività e l'esperienza di ascolto ed espressione di sé sono componenti vitali nella vita di ciascuna di noi.
Non sono richieste competenze artistiche di tipo tecnico per beneficiare della DMT; quando parlo di creatività all'interno del processo terapeutico intendo piuttosto la possibilità di:
- comunicare ed esprimersi liberamente attraverso il respiro, il corpo ed il movimento;
 - scoprire e sostenere risorse personali inattese;
- creare dialogo e ascolto fra sé e sé e fra sé e l'ambiente,
indispensabili per la piena realizzazione personale.

Esistono vari approcci di DMT, io propongo quello ad orientamento psicodinamico, accompagnato da una visione unitaria dell'individuo.


A chi si rivolge la DMT

A chi ha bisogno di uno spazio tutto per sé, per ritrovarsi, o per offrire un aiuto alla propria/o figlia/o.
A chi desidera un percorso terapeutico in cui, oltre alla parola -che non riesce ad esprimere sino in fondo ciò che è in noi-, può conoscersi attraverso il corpo, il movimento, un gesto, il silenzio, il respiro.
A chi vuole aumentare la propria consapevolezza e contattare le proprie risorse interiori.
A chi necessita di un aiuto, di un accompagnamento nell'attraversamento di una crisi che può essere personale, esistenziale, professionale, relazionale, di disorientamento.
Chi sta cercando una maggiore integrazione interiore fra i livelli mentale-cognitivo, emotivo, corporeo, relazionale.

Come danzaterapeuta sostengo il processo creativo delle persone, che a me si rivolgono, accompagnandole nella creazione e nella scoperta di connessioni, di immagini, di gesti e movimenti significativi per la loro storia personale ed il loro processo esistenziale.
Accolgo senza giudizio qualsiasi modalità espressiva alternativa alla parola, che la paziente scelga per comunicare stati profondi. Ogni atto espressivo ed ogni atto di ascolto e consapevolezza sostengono il dialogo e la relazione terapeutica.
E' proprio grazie alla relazione terapeutica, basata soprattutto sulla fiducia, che sostengo la persona nella conoscenza di sé, nell'accoglienza e nell'integrazione delle parti di sé "più scomode", portandole a coscienza sino a farle vivere come risorse, liberandole dal peso di turbamenti, questioni sospese, e vissuti dolorosi.


Per Danzaterapia si intende non solo l'uso della danza ma anche del movimento come matrice comunicativa espressiva di stati interiori e quale possibilità di trasformazione psichica all'interno di un processo di  ascolto e cura grazie ad una relazione terapeutica individuale o di gruppo.

La DMT nasce nel 1966 con l'Associazione Americana di Dance Therapy.
Le tre pioniere di questa disciplina, Marian Chase, Trudy Schoop e Mary Whitehouse, per vent'anni hanno tenuto lezioni sulla spontaneità e sull'espressione individuale, risaltandone le potenzialità.
Queste tre ricercatrici ebbero la possibilità di osservare come molte persone grazie al movimento guidato, vivevano cambiamenti a livello interiore, relazionale, ambientale.
Con coraggio e determinazione cominciarono ad esplorare la relazione fra mente e corpo.

Il corpo è il contenitore in cui ha luogo il processo di trasformazione, e la luce della coscienza accoglie i ricordi, i vissuti, le tracce di storia personale, di esperienza, che vengono “risvegliati” attraverso il corpo in movimento.

Attraverso specifiche tecniche corporee come danzaterapeuta mi pongo, alle persone che accolgo nel mio studio, per favorire la consapevolezza e per integrare i processi psichici con le emozioni che albergano negli abissi corporei e le esperienze vissute nell'ambiente esterno.

Connessione con la psicologia del profondo/C.G.Jung ed Immaginazione Attiva

Avvicinandoci all'ambito della psicologia del profondo, Jung ha sostenuto in tutta la sua opera la profonda importanza della congiunzione degli opposti, spirito e materia, mente e corpo, luci ed ombre, ed ha orientato tutta la sua ricerca verso modalità di osservazione ed esperienze per entrare in contatto con le istanze creative più profonde. Joan Chodorow è stata fra i primi ad introdurre il movimento del corpo nel setting analitico junghiano. Tutti e due, in accordo, sostengono che il movimento costituisce a buon diritto una delle possibilità più tangibili di cui l'inconscio disponga per esprimersi e prender forma.

La vita, nel suo dispiegarsi, ricerca l'ampia espressione creativa di ognuna di noi. Affinché ogni persona possa realizzarsi nel suo processo di individuazione, ha bisogno di manifestarsi e di esprimersi il più liberamente possibile, alleggerendosi da condizionamenti e carichi di disagio. Jung mostrò sempre un profondo interesse ed apertura intellettuale nei confronti delle diverse modalità espressive, quali quelle del movimento, della danza, drammatiche, pittoriche o plastiche, che di volta in volta l'immaginazione poteva assumere. Chiamò questo modo di concentrarsi Immaginazione Attiva, e sostenne che le immagini che emergevano di volta in volta dall'inconscio possedessero di per sé tutto il necessario per trasformarsi in vita psichica, ed è questo che fa di esse delle istanze autenticamente creative. Tutto ciò a differenza del fantasticare che, in modo più o meno evidente, può essere influenzato dalla volontà, dall'Io e rimanere quindi solo alla superficie.
Si tratta, se parliamo di immaginazione attiva, di un'esperienza che porta all'incontro di ciò che è ci è sconosciuto e che emerge dall'inconscio con ciò che già conosciamo sufficientemente, e quindi alla percezione dell'unità di corpo e psiche.
Ed è proprio trovandoci in una stanza tutta per noi, attraverso il processo creativo ed il movimento che si apre la possibilità di rivelare l'inesprimibile che è in noi.